Stefano Nyoho Carlini

Kyudo Il tiro con l’arco giapponese Gesti scanditi, misurati, efficaci.
Una grande saldezza interiore. La mente sgombra da pensieri e concentrata sul bersaglio.
La perfezione del movimento.

Una antica tradizione di arcieri che nasce nel solco dei samurai e si tramanda intatta fino ai giorni nostri. Questo è il tiro con l’arco giapponese: il “Kyudo”.
La forma dell’arco giapponese è molto particolare, asimmetrica diversa da quella di tutti gli archi conosciuti. La parte superiore è molto più lunga di quella inferiore con un conseguente squilibrio delle forze in gioco.
La tecnica necessaria per ottenere la migliore efficacia del tiro, capace di rendere il colpo più veloce e preciso, richiede un lungo e costante allenamento. I movimenti devono essere impostati correttamente, assimilati con la pratica e continuamente affinati.

L’arco giapponese costruito secondo procedimenti che ricalcano quelli degli antichi artigiani è interamente fatto in bambù stagionato. Le penne stabilizzatrici delle frecce erano di norma tratte dalla coda di uccelli rapaci; le più pregiate sono tuttora quelle di coda di aquila.
La peculiarità del tiro che si effettua con l’arco giapponese risiede tutta nel movimento della mano sinistra, quella che impugna, al contrario degli altri tipi di arco che impongono alla sinistra la più completa immobilità. In questo caso si effettua una decisa rotazione del polso all’atto dello sgancio. La tecnica del movimento è complessa e non è possibile spiegarla in poche parole, risulta però evidente che tutti i movimenti della mano sinistra, della mano destra, delle braccia, devono essere tra loro perfettamente combinati, coordinati per poter centrare il bersaglio.
La pratica richiede applicazione e sensibilità, pazienza e forza di volontà. Cercare di migliorare, soprattutto da certi livelli è sempre più difficile, ma in questo sforzo, in questa tenacia in questa tensione al superamento dei propri limiti risiede l’insegnamento dell’arco giapponese.

Il patrimonio dell’arco giapponese è tutto qui: mirando al bersaglio si può migliorare se stessi!

Faretra, frecce, penne, punte, arco ed accessori non erano solo strumenti di morte. La guerra, nonostante la sua asprezza, o forse proprio per questo, aveva un suo cerimoniale. Tuttavia l’arco è sempre in grado di darci qualcosa. Da molto tempo ormai le guerre si combattono in altro modo, ma le antiche cerimonie sono giunte fino a noi.
Quella che noi vedremo ora è una cerimonia della scuola Heki Insai Ha denominata: Makiwara Sharei (versione breve) Si tirano due frecce: una in piedi e una in ginocchio (la versione tradizionale prevede il tiro di quattro frecce : due in piedi e due in ginocchio).
E’ una esecuzione che veniva effettuata solo in presenza di personalità importanti come lo Shogun o il proprio Dajmio, una volta era segreta e tenuta gelosamente nascosta a chi non faceva parte del clan della scuola Heki Insai Ha. Era una caratteristica esclusiva dei samurai arcieri di questa scuola antica che ci consente di vedere ancora oggi immutata nei secoli la sua forma essenziale ed efficace.
La lentezza dei movimenti è data dalla necessaria concentrazione per la cerimonia, in battaglia veniva eseguita con la velocità di una freccia ogni cinque secondi con i samurai schierati di fronte al nemico pronti a lanciare un nugolo di micidiali frecce sul nemico (Asa Arashi: tempesta del mattino).

KABURAYA REI SHA Il lancio della freccia sonora, la Kabura ya, anticamente era il segnale di inizio e/o della fine della battaglia….un tempo si usava tirare molte di queste frecce per disorientare e spaventare il nemico; venivano usate anche per le segnalazioni. Ora l’utilizzo è solo rituale: cerimonie shinto, apertura di eventi tradizionali e importanti, purificazione e inaugurazione di luoghi particolari… tradizionalmente eseguita da sacerdoti shinto o da arceri della scuola ogasawahara in abiti cerimoniali, oggi verrà proposta da un arcere heki.

È la terza volta in italia che questa cerimonia ha luogo. L’esecutore delle cerimonie è Stefano Nyoho Carlini arcere Heky To-Ryu Insai Ha del Take no Ko Dojo di Padova.